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PROPOSTA DI SISTEMAZIONE DEL CENTRO STORICO - SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC)

2015 - 2016

La storia di Savignano

Savignano sul Rubicone ha una storia insediativa particolare: dal "Compitum" romano, che si sviluppa ad ovest del Rubicone quale crocevia tra Ravenna, le terre del nord-ovest e le valli appenniniche; al periodo di evangelizzazione, con la nascita ed il consolidarsi tra il VI e l'VIII secolo delle prime chiese tra le quali S. Giovanni in Compito; alla costruzione del Castello Vecchio all'inizio del XII secolo in zona pedecollinare per ovvie ragioni di sicurezza, a confine tra Longobardi e Ravenna Bizantina.

A questo punto, raggiunta la metà del XII secolo, nasce il borgo antico a nord della via Emilia ed in prossimità del ponte di pietra sul Rubicone; esso quindi non nasce, come di regola, in prossimità delle mura castellane per saturazione degli spazi interni, ma lontano dal castello, in pianura, per sfruttare le possibilità commerciali di questa arteria, in particolare in prossimità del ponte fluviale.

Il castello nuovo nasce nella seconda metà del XIII secolo come fortificazione del borgo vecchio, sfruttando la posizione privilegiata compresa nell'ansa tra Rubicone e Fossa del Molino, veri e propri fossati naturali.

Rimane escluso dalla cinta muraria il borgo nuovo, difficilmente fortificabile per la sua forma allungata lungo la via Emilia in direzione di Rimini.

Il paese si espande verso est per tutto il periodo in cui rimane sotto l'influenza riminese, per poi cambiare orientamento nella seconda metà del '400 quando ricade sotto il controllo papale e quindi di Cesena. E' in questo periodo che nasce il Borgo S. Rocco.

Nel 1562 viene edificata al termine dello sviluppo orientale del paese lungo la via Emilia la chiesa della Madonna Rossa, meta di processioni, affidata ai frati Gerolomini, che vi affiancarono un convento, oggi ospedale.

Tra il 1762 e il 1777 si costruisce nella Piazza Grande il Palazzo del Comune, di fronte alla insigne Collegiata di Santa Lucia, realizzata tra il 1732 ed il 1749 su più antiche vestigia tardo quattrocentesche. Questo luogo diviene infine il nuovo centro urbano.

Le vicende più recenti hanno un impatto relativamente poco evidente sull'assetto del centro storico. Due eventi del secolo scorso hanno invece segnato la morfologia urbana in modo significativo: la demolizione, in periodo fascista, di una vasta area all'interno del castello, a sud della via Emilia, per motivi di salubrità, e le devastanti rovine dell'ultimo conflitto mondiale, che hanno inciso fortemente in particolare sull'architettura minore, in larga misura ricostruita nel dopoguerra.

La proposta progettuale

Le questioni che riguardano il riassetto del centro storico si dovevano affrontate in modo unitario come nel restauro di un singolo edificio monumentale, secondo il principio dell'unità di metodo.

Infatti anche in ambito urbano le stratificazioni storiche debbono essere comprese e restituite nel progetto in modo da garantire la lettura chiara e filologica del manufatto.

Al contempo va garantita la migliore e più aggiornata fruizione degli spazi, garantendo tuttavia la loro peculiarità storica ed artistica.

Così abbiamo ritenuto di dover assumere in primo luogo che la città è cresciuta per sommatoria e giustapposizione ma anche per sostituzione e modificazione delle sue parti in un reciproco apporto, dove cambiano ruoli ed importanza e si trasformano i luoghi originali.

L'ambizione di questo approccio al progetto sta nella lettura dei diversi episodi urbani e nella comunicazione della loro storia e, al contempo, nell'aggiornamento del messaggio e della vivibilità degli spazi che ci sono stati tramandati.

La facilitazione alla lettura stessa dei singoli componenti o di alcuni più complessi e remoti, può divenire di per sè motivo di visita, così come in un museo i reperti sono disposti in modo da raccontare una storia attraverso i frammenti che essa stessa ha lasciato.

Strade, piazze, vivibilità e convivialità cambiano nell'uso anche radicalmente, sia nella storia sociale e dei luoghi, sia nel succedersi degli usi.


Il giorno del mercato modifica profondamente la percezione della morfologia urbana e l'approccio agli spazi e al loro utilizzo; è una giornata che stravolge le abitudini consolidate. Così pure accade per gli eventi. Il SiFest di Savignano ne è solo un esempio. Sconvolgono eppure attirano le persone e vivificano i luoghi. La stessa presenza dell'Accademia dei Filopatridi costituisce un richiamo, seppur circoscritto, al momento, ad una ristretta cerchia di studiosi e appassionati.

Diremo di più: i luoghi stessi devono essere motivo di attrazione. Devono essere adeguatamente pensati per essere occasione di visita interessata, di percorrenza e sosta animata, di convivialità agevolata.

"Bello" e "brutto" non sono da tempo criteri di giudizio, nè univoci nè contemporanei. Così non vale invocare la bruttezza di una facciata o il disordinato avvicendarsi di episodi architettonici di nessuna qualità; certo i centri storici italiani ci hanno abituato ad una omogeneità costruttiva con episodi architettonici di alto livello artistico. Le periferie non possiedono questa qualità ma espongono oggetti più svariati e, il più delle volte, senza alcuna continuità o riconoscibilità urbana.

L'architettura del centro di Savignano raramente presenta tratti originali coevi alle matrici urbane del paese. Come accennato essa è stata realizzata per lo più in epoca relativamente recente a causa delle distruzioni belliche. E tuttavia è spesso tenuta insieme da un sistema urbano forte e consolidato appunto in piazze, vie e tracce naturali o artificiali.

Questo sistema va conservato, rivalutato, legato e motivato, soddisfacendo le nuove esigenze del vivere in città.

Come in un edificio, per renderlo vivibile e vivo e quindi nell'interesse stesso del suo restauro, vanno individuati spazi sacrificabili da utilizzare come servizio per le aree più pregiate, di valore ambientale, monumentale o storico-sociale. Le abbiamo individuate valutandone la spazialità o la marginalità.

Altro elemento di scelta progettuale è stato la individuazione di aree omogenee per origini storiche, per caratteristiche ambientali o morfologiche e la scelta di connessioni sufficientemente forti da creare una rete di percorsi e spazi con valenze diversificate, in taluni casi anche nelle cadenze temporali di usi differenti. Un esempio potrà essere la piazza Castello che proponiamo di usare, secondo cadenze fissate, come luogo espositivo, mercato coperto, parcheggio.

C'è poi la questione del traffico e la sua compatibilità con l'uso commerciale e pedonale della viabilità e degli spazi, senza formulare ricette estreme ma proprio lavorando su diversi fronti e livelli di accessibilità esclusiva o simultanea introducendo in questo caso correttivi mirati alla convivenza.

Progettisti

Committente: Comune di Savignano sul Rubicone;

Progetto architettonico e urbanistico: ASP.ILT (Arch. Stefano Piazzi, Ing. Luigi Tundo);