Regesto
Concorso per la Stazione di Bologna
26th set 2012Pubblicato in: Regesto
Concorso per la Stazione di Bologna
Bologna, primi anni '80

Gli elementi formali che contraddistinguevano il progetto erano rappresentati dalla doppia porta di “Giano Bifronte”:una orientata secondo l’asse sud/nord segnalava alle auto che scorrevano lungo il viale il punto di accesso alla rampa per salire alla quota della nuova stazione; l’altra, specchiata sulla prima, orientata secondo l’asse est/ovest creava un fuoco visivo tra il ponte per le auto tra il centro e la Bolognina e il ponte della nuova stazione.”Si stende come un fascio di nervi al di sopra dei binari in una triade di aste (i due ponti stradali, la passerella pedonale,la hall) che concludono verso sud il viale delle torri. E’ costituita da elementi semplici tra loro analoghi ( i bastioni che racchiudono i parcheggi e risolvono il dislivello fra terreno e piano sopraelevato , le tensostrutture, le testate ) ma diversamente declinati. Valgono per tutti le due testate, che dalla diversa costituzione degli ambiti che occupano derivano il loro assetto architettonico “monumentale”, del tutto urbana e costruita, quella sud,che si riscontra nella città compatta e vi si commisura; distesa e terrazzata, consapevole del plain air, quella nord che si stempera nello spazio aperto e nel verde. Altrimenti la Hall che nell’intersezione con le linee ferroviarie, dove Bologna è percorsa da passeggeri lontani, ricompone la figura della collina e della citta murata”. Scrive il capogruppo Marco Porta sulla rivista QUINDI. Una linea sinuosa, quella della copertura, che accompagna il flusso dei viaggiatori verso la biglietteria sospesa sui treni, li sospinge verso i binari e li distribuisce alle scale mobili, in discesa verso la partenza.
Scrive sempre Marco Porta :“Il tema urbanistico ha occupato molta parte della nostra ricerca e si è concluso in una scelta spogliata di enfasi infrastrutturistiche, e mirata alla collaborazione plurivoca tra l’impianto urbano esistente e il nuovo insediamento. Ciò si esplica con semplicità nella riconferma dell’asse del ’89 come tangenziale interna, nel rafforzamento dei collegamenti nord-sud mediante la riqualificazione di via Fioravanti ed il ponte veicolare che la riconduce ad attestarsi a sud sui boulevards, nella specificazione più pertinentemente “urbana” del ponte di Galliera come stazione cruciale dell’asta Piazza Maggiore – via Indipendenza – Bolognina, infine nella destinazione delle due aree libere di via Bovicampeggi e dell’Arcoveggio rispettivamente ad uffici/residenza specializzata e a parco scientifico/zona sportiva.
In fondo all’articolo L’architetto Porta conclude con due considerazioni premonitrici. “Il primo è per così dire di economia politica o se si vuole di “gestione” dei grandi progetti urbani. Interventi monolitici e megastrutturali sembrano sempre meno adeguati per rispondere ad una congiuntura politica, produttiva e culturale variamente in difficoltà, per tante ragioni senza più certezze.
Progetti elementari non solo possono essere realizzati per parti in sé finite (e non per fasi meramente organizzative e cantieristiche) ma consentono controlli scanditi nel tempo sulla congruità delle previsioni e sulla rispondenza dell’artefatto alle ipotesi di programma, e permettono riforme eventuali anche drastiche del progetto in corso d’opera.
Il secondo è economico e finanziario. Il progetto è di basso costo, relativamente al genere e alle dimensioni delle opere: una assunzione pregiudiziale che ha portato ad escludere fin dall’inizio ogni ipotesi – urbanistica, infrastrutturale, costruttiva- che avrebbe potuto gravare immotivatamente sui costi senza verificate contropartite in termini di complessiva qualità urbana. Finanziariamente la frammentazione degli organismi favorisce la gradualità dell’attuazione e l’accesso di diversi operatori pubblici e privati cui – senza escludere la costituzione di un autority preposta alla realizzazione del complesso- sarebbe così consentita una pluralità di opzioni dimensionali, localizzative e tipologiche.”

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