Concorsi
21st ago 2015Pubblicato in: Concorsi, News
Piazza Shoah

L’ignorance du passé ne se borne pas à nuire à la compréhension du présent; elle compromet dans le présent, l’action même.[1]


L’attuale spazio destinato ad ospitare il memoriale della Shoah si presenta di per sé caratteristico  quasi fosse già pronto ad ospitare e ad arricchire, come una quinta teatrale, un monumento e un pubblico. Una piazza sospesa sui binari a cui dunque non sembra utile aggiungere nulla ma alla quale sembra fondamentale donare un senso, uno scopo: un centro di interesse, a focus for memory, un memoriale appunto.

Sarà quindi l’ingegno dell’artista a dare nuova forma allo spazio con la sua opera.

Un’opera che si presenta allo sguardo come un monumento “diffuso”; un’opera che sembra quasi in movimento. Un movimento casuale e al contempo evocativo, nelle forme che crea, di un tragitto da compiere faticosamente, dolorosamente. Una linea concettuale, informale, espressionista, un oggetto memoriale che non vuole essere narrativo, che non si perde nel tentativo di spiegare l’inspiegabile, di dare risposte.

Una linea/ metro che non si esaurisce nello spazio della piazza ma che si rende visibile da lontano (dalle strade circostanti ai binari della stazione che le fa da sfondo) funzionando come un segnale, un richiamo, pur sempre sobrio e silenzioso nella sua magnificenza.

E questa linea/metro suggerisce nuovi percorsi, nuove mappe, invitandoci a entrare in un luogo alieno in cui raccogliersi in attesa, in contemplazione. Una linea dura, violenta, che però accoglie e invita senza suggerire soluzioni, senza tentare di restituire la complessità del dramma e dell’orrore.

CONCEPT

Faisons en sorte que la mémoire collective serve à la libération et non à l’asservissement des hommes[2]

Lontani dal luogo fisico della tragedia il memoriale si presenta come una riflessione temporale anziché spaziale, certi che lo spazio dell’incubo sia presente in ognuno di noi pur non avendone avuto esperienza. Impossibile dunque qui, come invece è stato fatto a Berlino, tentare di restituire l’orrore dell’esperienza: nessuna installazione interattiva, nessun percorso prestabilito, nessuna metafora.

Una linea come rappresentazione allegorica di un tempo che si sviluppa in uno spazio sul quale però diventa necessario imprimere un segno, lasciare una traccia per ogni anno che passa e ogni anno a seguire. Poiché la memoria va sempre alimentata, coltivata, risvegliata, tracciata come un segno su di una mappa.

Una linea che è quindi allegoria dello spazio, del tempo, della memoria. Un monumento che gioca col vano tentativo di misurare il tempo del ricordo, che non soggiace alle leggi fisiche di questa universo ma che è invece mutevole e capriccioso, ricreando una linea che non è un metro, non è una mappa, non è un confine ma che al contempo è metro, mappa e confine del nostro tempo/spazio interiore.

E in questa riflessione saremo soli poiché la responsabilità dell’orrore della Shoah è personale, senza possibilità di delega; e, al contempo la commemorazione avverrà insieme perché l’elaborazione dovrà essere per sempre collettiva.


[1] Marc Bloch, Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien,

[2] Jacques Le Goff, Histoire et mémoire, Gallimard, Paris, 1988. Librairie Armand Colin, Paris, 2e édition,1952, (1e éd. 1949).